venerdì 5 ottobre 2012

VERBASCO PORPORINO - Verbascum phoeniceum

Fot. A est di M. Mangiapane (Coli) - 22 maggio 1997
Verbascum phoeniceum L
Fam. Scrophulariaceae

DESCRIZIONE
Pianta perenne con fusto eretto, per lo più non ramificato, ricoperto di peli lanosi inferiormente e di peli ghiandolari in alto. Le foglie basali hanno un breve picciolo.,da ovato-lanceolate a ellittiche fino a 10 cm;  poche le foglie cauline. I fiori sono disposti in un lungo racemo, solitari all’ascella di piccole brattee. La corolla rosso-violetta ha 5 petali. Gli stami sono almeno 3 con filamenti ricoperti di peli violaceo-rossicci, biancastri nella parte apicale.
Fiorisce da maggio a luglio.

HABITAT
Vegeta nei prati aridi e pascoli asciutti.
Non comune in Italia molto raro in Emilia

DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Segnalato un tempo sul m. Prinzera (Parma), è stato individuato la prima volta, nel Piacentino, in un’unica stazione, presso il m. Mangiapane (Coli), nel1997 da P. Fagnola.

NOTE
L’aggettivo specifico deriva dal latino Phoeniceus, a, um, = rosso porpora, porporino, riferito al colore della corolla.


giovedì 4 ottobre 2012

VERBASCO LICNITE - Verbascum lychnites

Fot. presso Ruffinati (Ferriere) giugno1984
Verbascum lychnitis L
Fam. Scrophulariaceae
DESCRIZIONE
Pianta con fusto farinoso ed angoloso in alto. Le foglie sono alterne, le basali obovato-lanceolate, , le cauline ellittiche, intere o crenate; la pagina superiore verde scura, la pagina inferiore bianco-tomentosa.
L’infiorescenze è a pannocchia piramidale, I fiori hanno corolla gialla o Gli stami inferiori sono ricoperti di peli filiformi biancastri, quelli superiori glabri nella metà superiore.
Fiorisce da giugno a settembre.

HABITAT
Vegeta  in prati aridi, radure e margine dei boschi.
E’ presente in gran parte del territorio italiano.

DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Specie poco comune nel Piacentino è segnalato nelle zone xerofile dell’Appennino.

NOTE
Il nome del genere“Verbascum” deriva dal latino da "barbáscum" barbetta, barbaccia, o da "vérber" verga, pianta già citata da Plinio.
L’aggettivo della specie “lychnitis” deriva dal greco “lýchnos” lampada: le foglie servivano per  fare stoppini e la pianta ha l'aspetto di un candelabro.

mercoledì 3 ottobre 2012

GRAZIOLA-STANCACAVALLO - Gratiola officinalis

Fot. Lanca di Soarza luglio 1995
Gratiola officinalis L
Fam. Scrophulariaceae

DESCRIZIONE
Piante perenne erbacea, con rizoma orizzontale bianco
Fusti eretti, glabri, cavi, cilindrici alla base ed angolari nella parte superiore, poco ramificati. Altezza sino a 50 cm. Foglie brevemente picciolate, opposte, lanceolate, con nervature evidenti,  margine con dentelli, lamina lunga fino a 4 cm. I fiori, solitari e lungamente peduncolati, con sviluppo orizzontale, sono costituiti da un calice penta-partito e da una corolla con un labbro superiore formato da un solo lobo e un labbro inferiore con tre lobi uguali. I fiori sono bianchi, striati finemente di rosa e inodori. La fioritura avviene nel periodo estivo.
HABITAT
Cresce  in ambienti acquitrinosi, nei prati torbosi, nei luoghi paludosi in genere delle zone temperate e ritmiche della terra, spingendosi anche sulle altitudini montane
DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
E’ pianta piuttosto rara nella nostra provincia. E’ presente sporadicamente nei prati umidi, incolti sulle rive dei fossi, fiumi, canali.
NOTE
La pianta era conosciuta con il nome Gratia dei: erba concessa dalla Provvidenza per rimediare i mali, venerata per le sue proprietà medicinali. Il nome popolare stancacavalli deriva dal fatto che i cavalli che se ne nutrono dimagriscono rapidamente. E’ pianta usata come purgativo violento, emetico e diuretico, in passato, quando la medicina per curare usava salassi e purghe, godeva di una certa fama: le sue proprietà erano ricercate nel trattamento dell'idropisia, dell'ascite, nelle malattie croniche della pelle,del fegato, nella gotta ecc.


martedì 2 ottobre 2012

MORELLA ROSSA - Solanum flavum

Fot. Monte Santo gennaio 1997
Solanum luteum Miller
Fam. Solanaceae

DESCRIZIONE
Pianta annua, erbacea, pubescente I fusti sono molto ramificati, eretti, angolosi, o con angoli smussati; altezza 20÷60 cm, emana un forte odore di muschio.
Le foglie alterne, picciolate, sono lanceolate, con margine sinuato e  con evidenti nervature.
I fiori, bianchi piccoli e peduncolati,
 presentano 5  stami gialli inseriti nel tubo della corolla, con antere gialle .
I frutti sono bacche globose o leggermente ovoidali a 2 logge, a maturità d di colore rosso-arancio o giallastre, mai nere, contenenti molti semi.
Fiorisce da aprile a dicembre.

HABITAT
E’ distribuito in tutta Italia, ma raro in alcune regioni.
Vegeta nei campi, nelle colture sarchiate, negli incolti, nei macereti, al margine dei fiumi e delle strade,

DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Nel territorio piacentino è specie rarissima: una sola segnalazione in Val Nure.

NOTE
Il nome del genere “Solanum” deriva da d "sólor" io consolo, per le sue proprietà medicamentose.
Specie simile è Solanum nigrum L. - Morella comune, che si differenzia principalmente per frutti che a maturità sono bacche di colore nero.




lunedì 1 ottobre 2012

BELLADONNA - Atropa belladonna

Fot. Vezimo (Zerba) settembre 1988
Atropa belladonna L
Fam. Solanaceae

DESCRIZIONE
E’ una pianta erbacea perenne, leggermente vischiosa, di odore sgradevole. Il fusto è eretto, robusto, ramoso e alto 1-1,50 m.
Le foglie sono lunghe circa 20 cm, leggermente pelose, ovali acute e a margine intero. I fiori, solitari o appaiati, campanulati, penduli, sono di colore violaceo o porporino verdastro. I frutti sono bacche della dimensione di una piccola ciliegia nero-blu protetta dal calice persistente.
Fiorisce da giugno ad agosto. Fruttifica da agosto a settembre.
HABITAT
Vegeta nei boschi ombrosi, soprattutto nelle faggete. Piuttosto rara in Italia Settentrionale è più abbondante nel meridione.
DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
In provincia è specie rara, ma presente sporadicamente nelle radure e nei boschi di faggio oltre i mille m di altitudine ( Alta Val Nure, Val Boreca, val Borla).

NOTE
Il nome del genere “Atropa” deriva dal greco “Átropos” nome di una delle 3 Parche che provvedeva a recidere il filo della vita dei mortali, trattandosi di pianta assai velenosa.
L’aggettivo della specie “Belladonna” si riferisce all'uso cosmetico della pianta che veniva impiegata dalle cortigiane di Venezia come collirio, per provocare la dilatazione della pupilla.
E’ una pianta medicinale di grande interesse. Le foglie e le radici contengono numerosi alcaloidi: atropina, ioscina e iosciamina. Se ne ricavano tinture, sciroppi, pomate e supposte usate nelle cure delle brachicardie, degli spasmi intestinali, dell’avvelenamento da funghi ecc. L’atropina è usata in oculistica per le sue proprietà di dilatare la pupilla. Le bacche della belladonna appariscenti e di sapore non sgradevole sono in realtà velenosissime e hanno provocato vittime, soprattutto tra i bambini.

SCUTELLARIA LANCIFORME - Scutellaria hastifolia

Fot. Nure Vecchio (Caorso) luglio1992
Scutellaria hastifolia  L.
Fam. Labiate

DESCRIZIONE
Pianta perenne erbacea, rizomatosa, alta da 20 a 40 cm., con fusto eretto quadrangolare, per lo più glabro, semplice o con rami opposti arcuati.
Le foglie sono picciolate,opposte, nettamente astate, le inferiori con 2-3 dentelli alla base, le superiori di solito con margine intero.
I fiori ermafroditi, zigomorfi, sono distribuiti lungo il fusto, di solito 2, all'ascella di foglie simili alle altre. Il calice verde-purpureo, bilabiato,ventricoso-campanulato, è provvisto sul dorso di una squama spugnosa; la corolla è bilabiata, di colore variabile dal violetto al purpureo, con tubo molto incurvato alla base, 20-25 mm. di lunghezza
Fiorisce da maggio a luglio
HABITAT
Specie  igrofila non comune e localizzata ,cresce nei prati umidi, sponde di fossati e canali. Dalla pianura a 1400m. Presente nelle seguenti regioni: Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Molise, Puglia

.DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Nel Piacentino si trova negli incolti umidi, presso i canali, le sponde dei rivi e lungo il Po..

NOTE
Simile è “Scutellaria galericulata L.”, ancor più legata agli ambienti palustri ma che presenta foglie con lamina lanceolata e dentellata e calice glabro.,

SCUTELLARIA DI COLONNA - Scutellaria columnae

Fot.Pietra Perduca (Travo) – giugno 1995
Scutellaria columnae  L.
Fam. Labiate

DESCRIZIONE
Pianta erbacea perenne con fusti eretti, poco ramosi, alti 30-70 cm, pubescenti e ghiandolosi in alto; foglie cuoriformi, con denso tomento vellutato
L’infiorescenza consiste in una spiga all’apice del fusto, allungata e unilateraleI fiori sono a gruppi di due, alla base di brattee ovali-ellittiche, intere. La corolla è roseo-porporina, bilabiata, con tubo allungato e arcuato sul dorso.
Fiorisce da maggio a giugno.

HABITAT
Vegeta nei boschi termofili, sulla fascia collinare e submontana (da 300-400 a 900-1000 m),  nei querceti, castagneti,lecceti.
E’ presente dalla Liguria alle isole

DISTRIBUZIONE PROVINCIALE
Specie rara che raggiunge nel Piacentino, e nella Liguria il limite nord. E’ stata individuata sule colline della Val Trebbia e della Val Nure.

NOTE
Il nome del genere deriva da "scutellus" diminutivo di "scutus" scudo: per via della piccola squama trasversale che caratterizza il calice di questo genere delle Labiatae.
L’aggettivo specifico “ Columnae” è dedicatao a  F. Colonna (1567-1650), napoletano,